Spina calcaneare: sintomi, rimedi e tempi di guarigione

La spina calcaneare è una piccola escrescenza ossea sul tallone. Nella maggior parte dei casi non è lei a farti male: la si trova per caso in molte persone che non hanno alcun dolore, e quando il tallone duole la causa reale è quasi sempre la fascite plantare, cioè l’infiammazione del tessuto che corre sotto la pianta del piede.

È una distinzione che cambia tutto, perché il trattamento non punta a rimuovere lo sperone — punta a sfiammare la fascia. E funziona: oltre il 90% delle persone guarisce senza chirurgia, in genere in tre-sei mesi.

Come si manifesta

Il segno più caratteristico è il dolore ai primi passi del mattino: una fitta acuta sotto il tallone appena si appoggia il piede a terra, che si attenua dopo qualche minuto di cammino.

Gli altri sintomi tipici:

  • dolore che ritorna dopo essere stati seduti a lungo
  • fastidio che peggiora a fine giornata o dopo attività prolungata
  • dolore alla pressione su un punto preciso, nella parte interna del tallone
  • sollievo camminando scalzi su superfici morbide, peggioramento su pavimenti duri

Se invece il dolore è diffuso, notturno, accompagnato da gonfiore importante o comparso dopo un trauma, il quadro è diverso e va valutato a parte.

Perché si forma

Lo sperone si sviluppa lentamente, nell’arco di anni, come risposta dell’osso a trazioni ripetute della fascia plantare sul calcagno. Non nasce da un singolo evento: quando compare il dolore, quasi sempre lo sperone c’era già da tempo senza dare segno.

I fattori che lo favoriscono:

  • attività che caricano molto il piede — corsa, lavori in piedi tutto il giorno
  • aumento di peso
  • calzature senza sostegno, suole troppo piatte o troppo rigide, uso abituale di tacchi
  • piede piatto o piede cavo
  • polpaccio e tendine d’Achille rigidi, che aumentano la tensione sulla fascia
  • età, con la naturale perdita di elasticità del cuscinetto adiposo del tallone

Come si arriva alla diagnosi

Il primo passo è clinico: localizzare esattamente il punto dolente e valutare l’elasticità della fascia plantare e del polpaccio. Molte diagnosi si fanno così, senza bisogno di altro.

La radiografia mostra lo sperone, ma va interpretata con cautela: vederlo non significa che sia lui la causa del dolore. L’ecografia è più utile, perché misura lo spessore della fascia plantare e mostra l’infiammazione. La risonanza si riserva ai casi dubbi o resistenti ai trattamenti.

Cosa fare

Stretching, tutti i giorni. È l’intervento con più evidenze e il meno costoso. Allungamento della fascia plantare e del polpaccio, la mattina prima di scendere dal letto e più volte nel corso della giornata. Un fisioterapista può insegnarti la sequenza corretta in una seduta.

Le scarpe. Suola con un minimo di ammortizzazione e un leggero rialzo del tacco, che scarica la fascia. Camminare scalzi in casa su pavimenti duri è tra le cose che peggiorano di più il quadro nella fase acuta.

Plantari. Un supporto dell’arco plantare riduce la trazione sul calcagno. Quelli su misura hanno senso quando esiste un’alterazione strutturale del piede; in molti casi un buon plantare di serie è già sufficiente. È una valutazione da fare con un podologo.

Ghiaccio. Una bottiglietta congelata fatta rotolare sotto la pianta per dieci minuti, a fine giornata.

Gestione del carico. Non fermarsi del tutto, ma ridurre temporaneamente corsa e cammino prolungato, sostituendoli con bici o nuoto finché il dolore si attenua.

I trattamenti in ambulatorio

Onde d’urto focali. Sono il trattamento con il maggior supporto scientifico per la fascite plantare cronica. Servono più sedute e il beneficio si costruisce nelle settimane successive, non durante.

Laserterapia e tecarterapia. Utili nella fase più dolorosa, anche per preparare il piede alle onde d’urto rendendole più tollerabili.

Terapia manuale. Sul piede e su tutta la catena posteriore, polpaccio compreso: è lì che spesso nasce l’eccesso di tensione.

Taping. Bendaggio in scarico della fascia, utile come supporto temporaneo nelle fasi acute.

L’infiltrazione di cortisone può dare sollievo rapido, ma va usata con parsimonia: ripetuta troppe volte indebolisce la fascia e il cuscinetto adiposo del tallone.

La chirurgia si considera solo dopo nove-dodici mesi di trattamento conservativo ben condotto senza risultati. È una minoranza dei casi.

Domande frequenti

La spina calcaneare si può eliminare senza operazione?
Lo sperone in sé di norma resta. Ma non è lui il problema: sfiammando la fascia plantare il dolore scompare comunque nella grande maggioranza dei casi.

Quanto tempo ci vuole per guarire?
In genere tre-sei mesi con un trattamento costante. I casi cronici possono richiedere di più.

Perché fa più male la mattina?
Durante la notte la fascia si accorcia. I primi passi la riallungano di colpo, ed è quello a provocare la fitta.

Posso continuare a correre?
Nella fase acuta è meglio ridurre. Si torna gradualmente quando il dolore mattutino si è attenuato, curando calzature e stretching.

Servono i plantari su misura?
Non sempre. Dipende dalla struttura del piede: va valutato caso per caso.

Camminare scalzi fa bene o male?
Su superfici dure, male. Su sabbia o erba può essere tollerato bene.

Dove farsi valutare

Al Quasar Medical Center di Corciano (PG), a pochi minuti da Perugia, il dolore al tallone viene valutato da ortopedici, fisiatri, podologi e fisioterapisti, con onde d’urto focali disponibili in sede.

Via Aldo Capitini 6, 06073 Corciano (PG)
Telefono: 075 945 7070
Email: segreteria@quasarmedicalcenter.it

Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce la valutazione di un medico o di un fisioterapista.